Francesco Guccini

Francesco Guccini

Un ricordo carico di emozione e riconoscenza quello di Franco Mussida nei confronti di Francesco Guccini, cantautore e poeta tra i più importanti della musica italiana. Il fondatore della Premiata Forneria Marconi ha affidato a una nota il suo omaggio a un artista con il quale ha condiviso un momento significativo della propria storia musicale e personale.

«Sono uno dei tanti musicisti che hanno incontrato Francesco mentre faceva ciò che forse amava di più: suonare e cantare. Sono quel Franco da lui citato ne “L’isola non trovata”», racconta Mussida, ricordando la collaborazione nata quasi per caso negli anni della sua attività musicale.

Il riferimento è a un incontro avvenuto negli studi della Sax Record, nel quartiere Isola di Milano, dove Mussida fu chiamato per una sessione di chitarra acustica.

«Mi trovai davanti Francesco, per me allora un essere indecifrabile. Accadde tutto in un lampo, in diretta, buona la prima. Tre ore di lavoro e poi via, a registrare altra musica, altri generi».

Un episodio che Mussida ricorda come simbolo di un’epoca musicale caratterizzata dalla convivenza di linguaggi diversi, nella quale ogni artista cercava un modo personale per arrivare alle emozioni del pubblico.

«C’era chi, come Francesco, con suoni e parole sapeva attraversare il cuore e la mente con riflessioni ispirate, racchiuse in filastrocche costruite su atmosfere country, canzoni da ascoltare a cuore aperto, concetti da passare di bocca in bocca».

Per il musicista della PFM, il valore della musica risiede proprio nella capacità di suscitare emozioni, senza classificazioni.

«Il lavoro di un musicista è proprio questo: lavorare con le emozioni. E le emozioni non si giudicano, si rispettano».

Mussida ricorda anche un secondo incontro con Guccini, avvenuto a metà degli anni Novanta, durante il quale ebbe modo di esprimergli tutta la propria ammirazione.

«Fu un incontro bello, nel quale ebbi modo di manifestargli tutta la mia stima. Una stima, prima di tutto, umana ed etica».

Un legame che, secondo Mussida, nasceva anche da una sensibilità comune e da percorsi personali in parte vicini.

«Sono cresciuto tra una dimensione politica e una religiosa cattolica: distribuivo l’Unità davanti alla chiesa del quartiere e frequentavo l’oratorio, dove incontrai un secondo padre, Don Gianfranco. Con un po’ di ironia potrei definirmi una sorta di sintesi tra Peppone e Don Camillo».

Da questa prospettiva Mussida descrive l’universo umano e artistico di Guccini come una vera e propria isola immaginaria, sospesa tra valori civili e spiritualità.

«Osservando l’Isola di Francesco, l’ho sempre immaginata come un’isola laica e religiosa al tempo stesso, di cui era custode e governatore. Un’isola dove vive l’indignazione per il sopruso e soffia il vento di un senso di libertà in cui si esprime il rispetto per le diversità».

Un luogo ideale nel quale, al posto delle vigne, si coltivano sentimenti profondi.

«Si coltiva l’amore e la compassione per le fragilità dell’uomo, che la sua Musica ha spesso raccontato con sincerità e franchezza. Un’isola utopica che ho sempre percepito senza stato né religione».

Il ricordo di Mussida si chiude con poche parole, ma dal forte significato emotivo: «Mancherai Francesco, eccome mancherai».